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lenga longa
Lettera di Sommavilla Voler contrastare ora la mortalità naturale con il foraggiamento sembra un tantino contraddittorio, a meno che non si voglia sostenere che morire di fucile è meglio che di neve». Non le manda a dire Gianmaria Sommavilla, dirigente del Settore tutela e gestione della fauna della Provincia di Belluno che risponde così all'attacco del presidente di Italcaccia, Guido Calvani, che ieri accusava di inerzia la Provincia di fronte al problema della difficoltà degli animali a trovare cibo in questo periodo di grande abbondanza di neve. La pratica del foraggiamento invernale ai cervidi selvatici - spiega Sommavilla - è oggetto di revisione già da alcuni anni da parte del mondo scientifico. Si ritiene infatti che abbia degli effetti negativi. L'alimentazione artificiale vanifica l'effetto degli inverni rigidi che sono i principali meccanismi naturali di regolazione delle popolazioni; i centri di foraggiamento creano concentrazioni locali esagerate e aumentano il rischio di competizione tra animali; viene contrastata la selezione naturale che favorisce la sopravvivenza solo degli individui più adatti a trasmettere le caratteristiche favorevoi alla popolazione; l'alimentazione artificiale altera gli spostamenti naturali degli animali alla ricerca delle aree di svernamento e può creare dipendenza anche comportamentale». Secondo Sommavilla: «Il foraggiamento se non praticato in modo continuativo fino a primavera e con alimenti idonei è anche poco efficace nel garantire la sopravvivenza di un numero apprezzabile di animali. Va anche detto che le popolazioni sono selvatiche e quindi devono sottostare ai meccanismi naturali, a meno che non si voglia un grande allevamento a cielo aperto». Quanto alle iniziative delle singole riserve di caccia, il dirigente provinciale commenta: «Nulla da eccepire, cercano tutto sommato di tutelare un loro interesse, ma mi sembra fuori luogo pretendere che la Provincia intervenga a spese del contribuente per una pratica scientificamente e gestionalmente criticabile». Infine sulla chiusura temporanea della caccia, Sommavilla spiega: «É stata disposta per la presumibile durata del periodo di assestamento del manto nevoso e principalmente per la grande vulnerabilità degli animali in quel momento e non per salvare qualche individuo che comunque rientrerà nella mortalità naturale della popolazione.
la mia personale risposta; inizio dicendo che foraggiare la selavaggina è un'attività che ad Auronzo si fa da sempre non solo ora che c'è molta neve, inoltre non lo facciamo perchè vogliamo ucciderli in autunno, ma bensì perchè ci sentiamo in qualche modo obbligati a dare loro un aiuto, non certo per le modalità che Sommavilla sostiene. Noi del resto non chiediamo nulla a nessuno qui ci si arrangia per comprare fieno, certo che, se qualcosa, di quelle migliaia di euro che versiamo ogni anno ritornassero per questi interventi straordinari, sarebbe una cosa buona fatta dalla Provincia invece chissà dove finiscono tutti quei soldi. Sommavilla sostiene che l'alimentazione artificiale altera lo spostamento, crea dipendenza e aumento di competizioni, balle, quando in inverno non trovano cibo è vero che si radunano nelle mangiatoie, ma appena spunta l'erba nessuno le frequenta più, e non vi è alcuna competizione, dimostrato in una riserva in Austria dove in poco spazio scendono e mangiano circa 180 cervi assieme, in quanto alle spese del contribuente, che siamo noi i maggiori artefici a contribuire, avrei qualcosa da aggiungere, forse pochi si ricordano di quando a Monte Piana vi erano molti camosci colpiti dalla cheratocongiuntivite, mi risulta che la provincia acquistò alcune carabine (forse con i soldi dei contribuenti) per salire ed abbattere oltre 75 camosci, non tutti malati, stavano solamente immobili a guardare (comportamento normale nell'animale) invece pensavano fossero ciechi e giù.
Mail che ho inviato al presidente Galan
ill.mo sig. Presidente
La Regione Veneto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla L.157/92 e della Direttiva dell' Unione Europea, tutela la fauna selvatica:
questo è quanto è scritto sul sito web della Regione Veneto alla pagina Caccia, politiche faunistico venatorie.
La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale:
questo invece è il primo articolo della Legge 157/92 1° comma, il cacciatore che non rispetti queste regole è punibile penalmente, ora, ad Auronzo di Cadore, io Massimo Vecellio, cacciatore della locale Riserva, assieme ad altri soci abbiamo recuperato 26 cervi sbranati dai cani lasciati liberi, il danno al patrimonio faunistico, nell'interesse della comunità, come cita l'art.1 è molto grave, perchè saranno sicuramente di più gli animali che hanno fatto la stessa fine, in pochi giorni due cani hanno fatto la metà del piano di abbattimento del 2008 di tutta la Riserva. Aiutati dalle guardie Provinciali e da quelle Forestali non siamo stati in grado di trovare quei cani (due che sono spesso liberi erano scappati dal loro padrone e solo dopo 10 giorni sono rientrati) è possibile che la legge non preveda una sanzione per il proprietario del cane, che superiore i 50 euro che sono ora in vigore? Premetto che nessuno è riuscito a vedere quei cani sbranare, la mia non vuole essere una denuncia a quel proprietario, ma altri non ce ne sono nella zona che vagano, e i cervi recuperati provengono da una distanza di 1000m. al massimo dalla loro abituale residenza. Cosa si possa fare non lo so, ma la fauna selvatica è patrimonio dello stato? Allora che si chieda i danni.
Grazie per la cortese attenzione Massimo Vecellio.
sotti gli articoli che ho fatto pubblicare sul Corriere delle Alpi febbraio 2009