Certamente quando la vita in montagna era dura, l'essere cacciatore, significava poter dare alla famiglia un aiuto concreto in mancanza di denaro, solamente i ricchi ed i nobili, potevano permettersi di cacciare per divertimento. Possedere un fucile, alla fine dell'800, inizio secolo scorso era un lusso. Veniva praticato sopratutto il bracconaggio, proprio per la varietà di motivazioni derivanti dagli strati sociali dell'epoca, fino a quando, non fù nell'aprile del 1911 istituita una Riserva di Caccia. I cacciatori erano sopratutto scalatori i quali conoscevano bene le zone di montagna. Col passare degli anni la passione per la caccia, nobile arte, veniva tramandata da padre in figlio come un lineamento somatico, non vi era più, quella necessità, ma bensì rimaneva molto forte la sfida con se stessi nel seguire il capriolo nelle foreste o il camoscio sugli alti picchi innevati, ricordo quando da piccolo, seduto sul ponte del fienile a Stabiziane, spettavo mio padre al ritorno delle battute di caccia, io raccoglievo i bossoli delle cartuccie sparate, e mi piaceva annusare l'odere della polvere da sparo. Cacciatori lo si può anche diventare senza una tradizione, ma la maggior parte lo sono per eredità, avuta dai padri o dai nonni, perchè son cresciuti con loro e li hanno visti sparare alla lepre quando gli davano il cane per la battuta, hanno toccato il corpo caldo del capriolo appena ucciso aspettando ansiosi che arrivasse il momento di poter usare il fucile come loro, e cacciare assieme. Massimo Vecellio.
l'ultimo camoscio con lui... >>>
al capriolo col cane... >>>
il trofeo di camoscio più bello... >>>
quella volta che pensavano di... >>>
una bella fucilata... >>>
era più difficile mancarlo che prenderlo... >>>
a caccia con mio nonno Biase... >>>
tutto in uno sparo.... >>>
il cacciatore ieri....e chi è oggi... >>>
uno dei giorni più tristi... >>>